Anche in Italia i superbatteri resistenti ai farmaci

benessere_27-05-16Anche in Italia ci sono dei pazienti che si sono infettati con batteri che resistono a tutti gli antibiotici, anche se di tipo diverso da quello che ha colpito nei giorni scorsi la donna negli Stati Uniti. Lo afferma Annalisa Pantosti, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui la mortalità in questi casi può arrivare al 50%.

L’INCUBO ITALIANO: LA KLEBSIELLA 
«La gravità dell’impossibilità di trattare il paziente noi l’abbiamo già nel nostro paese» spiega Pantosti , «non per l’Escherichia Coli come nel caso statunitense ma per un’altra classe di batteri, le klebsielle pneumoniae resistenti ai carbapenemi, che nel 30-40% dei casi sono ormai resistenti anche alla colistina. In questi casi si ricorre ad antibiotici “di fortuna”, magari in disuso, oppure a combinazioni di più farmaci, ma la mortalità è molto alta, anche se difficile da quantificare perchè di solito i pazienti hanno anche altri problemi medici».

L’ESCHERICHIA COLI
Per quanto riguarda il batterio Escherichia Coli, quello trovato nella paziente americana, anche in Europa ci sono forme resistenti alla colistina. «Una volta che il gene che conferisce la resistenza è stato isolato in Cina lo abbiamo cercato un po’ tutti. Anche da noi ci sono ceppi di Escherichia con questo gene, ma per fortuna non hanno altre resistenze» chiarisce l’esperta.

PAURA PER LA TRASMISSIBILITA’
La scoperta in Usa però è preoccupante perché la resistenza di quel tipo è facilmente trasmissibile ad altri batteri. Speriamo che queste scoperte spingano verso la ricerca di nuovi antibiotici, anche perché ce ne serve più di uno per contrastare il fenomeno e al momento ci sono poche molecole allo studio. L’altra cosa da fare è limitare l’uso di quelli esistenti, anche se non sempre è possibile.