Una vita spericolata: gli sport estremi in Italia

Si viaggia per conoscere, per vedere, o solo per partire, ma anche per vivere qualche esperienza sopra le righe, avventure un po’ spericolate che alzino il tasso di adrenalina in corpo. No, non stiamo proponendo viaggi in paesi afflitti da guerre, rivoluzioni o calamità naturali, né tanto meno turismo spaziale, anche se c’è qualche precedente, come ad esempio quello del milionario sudafricano Mark Shuttleworth che, nell’aprile del 2002, fece un volo nello spazio, con permanenza di otto giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale: viaggio più pernottamento costarono la modica cifra di venti milioni di dollari e richiesero un anno di addestramento. Oggi vogliamo scrivere di cose più alla portata di tutti (o quasi), perché parleremo di alcuni di quelli che, a volte, sono stati definiti sport estremi.

TORRENTISMO
Avete mai sentito parlare del canyoning? Detto anche “torrentismo”, consiste nella discesa di gole (o forre) percorse da torrenti o piccoli corsi d’acqua senza l’ausilio di mezzi come canoe, kayak o gommoni: si va a piedi, anche se, per i tratti verticali, si utilizzano le corde. La forra è una stretta valle dalle pareti molto ripide scavata dall’acqua; ha pendenza elevata e presenta ostacoli come cascatelle, salti, scivoli o piccoli specchi d’acqua. È quasi impossibile tornare indietro, quindi si deve percorrere la gola fino alla sua uscita naturale. Di solito il torrentismo si pratica in gruppo su percorsi con differente grado di difficoltà. Per praticarlo occorre essere preparati atleticamente e tecnicamente e dotati di una specifica attrezzatura che parte dal caschetto, per proseguire con la muta e i calzari di neoprene, guanti, imbragature, corde, zainetti impermeabili; a fronte di qualche rischio, la ricompensa è data dalla possibilità di visitare luoghi di grande bellezza, immersi nella natura incontaminata e fuori da ogni percorso turistico. Per ulteriori informazioni si può visitare il sito dell’Associazione Italiana Canyoning, che organizza corsi e tiene un catasto di tutti i percorsi aperti in Italia. Il torrentismo in Europa è diffuso soprattutto nei paesi alpini, ma anche in Spagna e in Grecia; fuori dal continente europeo lo sport è praticato negli Stati Uniti, in Nepal, in Brasile, in Australia, in Messico.

HYDROSPEED
Non vi piace camminare e siete amanti del nuoto? Non c’è problema: l’hydrospeed è quello che fa per voi. Stiamo parlando del nuoto in acque vive, come possono essere i torrenti e gli alti corsi dei fiumi. Anche in questo caso sono ovviamente indispensabili tecnica e preparazione fisica, e un’attrezzatura composta da un galleggiante, l’hydrospeed appunto, che protegge il nuotatore dagli impatti con le rocce e gli offre un punto d’appoggio, dalla muta di neoprene, spessa e imbottita, dal casco, dal giubbotto salvagente e dalle pinne, che danno la giusta propulsione per affrontare i passaggi più impegnativi. Tra i percorsi più popolari troviamo il fiume Nera, nei pressi della cascata delle Marmore, l’alto corso del fiume Sesia, in Piemonte, sotto il Monte Rosa, le rapide del Brenta, in Veneto, il torrente Noce nella trentina Val di Sole.

I percorsi di hydrospeed spesso coincidono con quelli del rafting, ossia con la discesa che si fa, usando un particolare gommone inaffondabile, detto “raft”, lungo le rapide dei fiumi. L’equipaggio del gommone è composto da quattro a otto persone che, pagaiando, cercano di superare gli ostacoli e, possibilmente, di non capottare. Anche in questo caso non ci si può improvvisare, perlomeno nei percorsi di maggior difficoltà, e serve un’attrezzatura che prevede i soliti casco, muta di neoprene e giubbotto salvagente. La provincia di Salerno può essere considerata la patria del rafting italiano: il fiume Sele e i suoi affluenti Tanagro e Calore offrono discese di grande bellezza. Fuori dalla Campania si pratica rafting in Calabria, sul fiume Lao che nasce dal Pollino e sfocia nel Mar Tirreno. Il fiume, pur se a regime torrentizio, ha portate medie e minime abbastanza copiose, differenziandosi in questo dagli altri fiumi calabresi. Le acque limpide, la bellezza e la lunghezza della gola che si percorre col gommone fanno di questo corso d’acqua una meta tra le più frequentate dagli appassionati. Risalendo la penisola, altri percorsi di rafting si trovano sui già citati fiumi Nera, Brenta, Sesia e Noce.

BUNGEE JUMPING
Stanchi di tenere i piedi a mollo? Anche in questo caso c’è la soluzione adatta: un bel tuffo nel vuoto saldamente fissati a una corda elastica. È il bungee jumping, derivato dai riti di iniziazione dell’isola di Pentecoste, nell’Oceano Pacifico; è molto semplice da praticare: basta salire su un luogo alto, come un ponte, una gru, o, addirittura, una mongolfiera, farsi fissare, di solito alle caviglie, una corda elastica all’uopo predisposta, farsi imbragare da un cavo di sicurezza e affidarsi alla forza di gravità, lasciandosi cadere nel vuoto. Quando l’elastico si distende in tutta la sua lunghezza, per effetto del peso del lanciatore, si allunga ulteriormente, decelerando la caduta. Giunto al punto della massima estensione l’elastico si ritrae e produce una serie di tre rimbalzi verso l’alto, di ampiezza via via decrescente: a questo punto il saltatore resta a dondolare finché non inizia la fase di recupero. Il bungee jumping è sconsigliato oltre che alle donne in gravidanza, anche ai cardiopatici, agli ipertesi e a chi soffre di una vasta gamma di patologie: chi vuole provare deve, quindi, essere in ottima salute. Il punto di lancio più alto del mondo è a Macao, in Cina, mentre in Italia è il Viadotto Valgadena, sull’altopiano di Asiago, con un’altezza di 175 metri: prendiamolo ad esempio per spiegare la dinamica del salto. L’elastico è lungo circa quaranta metri e si allunga fino ai 165 della massima estensione; il primo rimbalzo causa una risalita di 120 metri, seguono gli altri due rimbalzi che lasciano il saltatore nel vuoto a una distanza dalla piattaforma pari alla lunghezza dell’elastico. Altri salti sono a Mosso, in provincia di Biella, a Tirona, vicino a Imperia, a Caramanico Terme, in Abruzzo, alla Grotta dei Colombi, nel Golfo di Orosei in Sardegna, e ad Arrone, in Valnerina, al confine tra le province di Terni e Rieti.

IL VOLO DELL’ANGELO
Chi desidera volare e non si accontenta di un tuffo nel vuoto deve andare sulle Dolomiti Lucane, in provincia di Potenza. Qui, su due cocuzzoli che si fronteggiano, si trovano i suggestivi borghi di Castelmezzano e di Pietrapertosa, basi per i coraggiosi che vogliono vivere la straordinaria avventura del Volo dell’Angelo. Raggiunta una delle due piattaforme di partenza, si è imbragati e agganciati a un cavo d’acciaio che trova l’estremità opposta all’altro lato della valle: a questo punto non resta che lanciarsi e provare l’ebbrezza del volo. All’arrivo solo qualche attimo di respiro poi via, verso l’altra stazione di partenza che consentirà di effettuare lo stesso volo nell’altra direzione: la linea San Martino, da Pietrapertosa a Castelmezzano, e la linea Peschiere, sul tragitto inverso, hanno quasi la stessa lunghezza, tra i 1415 e i 1452 metri, e dislivelli attorno ai 120 metri. La velocità massima che si raggiunge nel volo è di 110-120 chilometri orari.

Fonte: Liquida.it
Autore: Mario Govoni
Aggiornamento: 09-11-2013 (46)
Sezione: Psiche e Aurora
Rubrica: Xtremo