Sette cose sul cannibalismo che nemmeno immaginavamo

misteri_25-09-15Con l’uscita del film The Green Inferno di Eli Roth si torna a parlare di cannibali. È sorprendente scoprire che oltre ai racconti pulp, ai b-movie e alle barzellette, il cannibalismo è stato praticato anche nell’America Coloniale e in Unione Sovietica. Certo, nessuno lo faceva per piacere, ma in caso di necessità poteva capitare di mangiare qualche vicino o addirittura qualche familiare. È il caso per esempio dell’Ucraina, che nel 1933 si trova a fronteggiare una pesantissima carestia imposta da Stalin. Carestia a cui gli abitanti reagiscono nell’unico modo in cui possono, dandosi anche al cannibalismo, tanto che lo Stato deve inviare delle squadre capaci di contrastare il fenomeno e arrestare centinaia di persone. Ecco altre sette cose sul cannibalismo che potreste non sapere.

1. GLI UMANI SONO CONTRARI AL CANNIBALISMO, MA NON SEMPRE
C’è un’ottima ragione biologica per cui il cannibalismo è un tabù in ogni cultura: mangiare carne umana fa male agli umani. Più nello specifico, mangiare il cervello di un altro essere umano può causare il “kuru”, una malattia del cervello che è simile al morbo della mucca pazza. Questo avviene perché il nostro cervello contiene i prioni, delle particelle che trasmettono la malattia. I sintomi iniziano con dei tremori e si concludono con la morte. Questa malattia, però, non si riscontra dappertutto: nel popolo dei Fore, in Papua Nuova Guinea, si è praticato il cannibalismo fino agli anni Sessanta. Un rituale necessaria per “ripulire” le anime dei morti. Migliaia di Fore hanno preso il kuru e sono morti, ma non tutti. Secondo gli scienziati, negli ultimi 200 anni questa popolazione ha sviluppato una mutazione genetica che li protegge dalla malattia. Oggi i Fore non praticano più il cannibalismo, o non più quanto prima, ma se avessero continuato, è probabile che avrebbero sconfitto il kuru definitivamente.

2. E GLI ANIMALI INVECE?
Il cannibalismo è raro anche nel mondo animale, ma ci sono alcune eccezioni. Per esempio, è una pratica comune per il rospo delle canne, per i vermi cecilidi e per il velenosissimo ragno dalla schiena rossa. Prendiamo il caso del rospo delle canne: questo animale preferisce mangiare uova della sua stessa specie piuttosto che altre. Ma com’è possibile? Secondo i ricercatori c’è qualche possibile spiegazione: si tratta di una risorsa abbondante, tossica per altri animali ma alla quale lo stesso rospo è immune; in più, si eliminano futuri rivali che, visto il ciclo riproduttivo del rospo, molto probabilmente non sono legati al compagno.

3. IL NOME CANNIBALE VIENE DA UNA TRIBU’ CHE NON LO ERA
Negli ultimi decenni il termine “antropofagi” ha preso molto più piede. Per ragioni scientifiche, ma anche di correttezza, visto che il termine cannibalismo è molto connotato come qualcosa di rituale, di selvaggio, invece ci sono casi in cui l’uomo ha mangiato altri uomini per una mera questione di sopravvivenza. Infine, c’è una ragione molto semplice: il termine cannibale deriva dal nome che gli spagnolo diedero a un popolo dei caraibi, i Caribales. La tribù caraibica era accusata di mangiare i propri nemici, ma ormai si tende a pensare che quella fosse solo una propaganda degli spagnoli per mettere in cattiva luce una popolazione contro la quale stavano combattendo.

4. I RITI CANNIBALI POSSONO ESSERE MOLTI COMPLESSI
Uno dei primi trattati sui cannibali apparve nel 1500 a opera di Montaigne, ed era intitolato Dei cannibali. Oltre a raccontare la vita del popolo Tupi, che viveva in quello che oggi è il Brasile, il saggio mette in luce le intricate procedure del cannibalismo. A volte, i Tupi vivevano per mesi con le loro vittime, prima di mangiarle. Non solo: i Tupi spaventavano i prigionieri con minacce di morte sotto forma di canzoni, alle quali le vittime replicavano con altrettante canzoni.

5. IL CANNIBALISMO ERA PRATICATO NELL’AMERICA COLONIALE
Si pensa sempre al cannibalismo come qualcosa che riguarda tempi antichi e luoghi reconditi e selvaggi, ma ci fu un periodo in cui il cannibalismo venne praticato anche nell’America coloniale. Nel 2013 gli archeologi hanno trovato tracce di cannibalismo nella colonia di Jamestown, che dimostra quando fosse difficile la vita dei primi coloni. In particolare, gli archeologi hanno trovato dei segni sul teschio di una ragazza di 14 anni che indica come fosse stata mangiata da altri abitanti del villaggio durante il terribile inverno del 1609.

6. IL DONNER PARTY
Quando si parla di cannibalismo in America, il pensiero corre al famoso episodio del Donner Party, la carovana di viaggiatori che rimase bloccata e sperduta in inverno sulle montagne innevate della Sierra Nevada nel 1846. In quell’occasione, il cannibalismo fu praticato, ma nonostante il risalto che la disavventura ebbe sui giornali dell’epoca, non si parlò molto di questo aspetto. Dei 300 articoli che apparvero in quel periodo, solo sette parlarono del cannibalismo, sottolineando sempre, e giustamente, come gli sventurati mangiarono i loro compagni solo dopo aver finito ogni altra possibilità e dopo aver mangiato perfino il fedele cane Uno.

7. IL CANNIBALISMO PUO’ ESSERE USATO COME MEDICINA
In Germania, tra il 1600 e il 1800, i boia avevano un modo particolare per arrotondare il loro stipendio, vendevano parte dei corpi delle persone giustiziate come fosse una medicina. Il grasso umano, per esempio, veniva venduto come rimedio per le ossa e l’artrite. Il grasso umano, comunque, veniva usato come balsamo e non mangiato. I teschi umani, invece, venivano ridotti in polvere fine e mescolati con alcuni liquidi per trattare l’epilessia. Se tutto questa vi sembra molto strano, allora è il caso di ricordare che oggi, presso alcuni gruppi religiosi e non solo, è considerata cosa normale mangiare la placenta.