Sesso e giochi on-line: schiavi 3 milioni di italiani

Sono ben tre milioni gli italiani che cadono nella trappola del sesso o dei giochi in rete. Persone che passano davanti al Pc otto e più ore al giorno. E non per lavorare, ma perché non ne possono fare a meno, come succede con una sostanza stupefacente. L’allarme viene dagli specialisti che partecipano a Milano al 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria. L’incidenza del disturbo vada dal 3 all’11% della popolazione, con una prevalenza maggiore dai 15 ai 40 anni. Sesso virtuale e giochi le trappole principali.

«In Italia – spiega Massimo Di Giannantonio dell’Università di Chieti – da tempo si parla di dipendenza da Internet, ma oggi si stima che l’incidenza del disturbo vada dal 3 all’11% della popolazione, con una prevalenza maggiore fra i giovanissimi e adulti, dai 15 ai 40 anni. Ed è più a rischio chi è isolato geograficamente o a causa di turni di lavoro notturni, ma anche chi ha disagi psicologici o familiari preesistenti». Queste persone cominciano con l’aumentare il tempo trascorso al computer e perdono man mano interesse per le attività della vita reale e per gli amici in carne ed ossa a favore del conoscenti virtuali. Quindi peggiorano i risultati a scuola e sul lavoro, compaiono aggressività, stanchezza, agitazione psicomotoria e modifiche del ritmo sonno-veglia.

«Esistono vari tipi di dipendenza online – afferma lo psichiatra Claudio Mencacci, presidente del congresso milanese – e fra le più pericolose c’è la dipendenza dal sesso virtuale, in cui il paziente passa il suo tempo a scaricare, utilizzare e commercializzare materiale pornografico. Ma altrettanto rischiosa è la dipendenza “cyber-relazionale”, in cui i rapporti sociali virtuali prendono il sopravvento su quelli reali, arrivando a destabilizzare la famiglia; oppure il “net-gaming”, ovvero la dipendenza dai giochi in rete».

In alcuni casi la dipendenza diventa estrema e si manifesta con un totale ritiro sociale, il cosiddetto hikikomori. Il disturbo è stato definito in Giappone, dove sono numerosi i casi di adolescenti che si rifugiano completamente in un mondo virtuale, ma sta dilagando anche in Cina, Corea, negli Stati Uniti e ora arriva anche in Europa e in Italia.

«Per guarire – osserva Eugenio Aguglia, presidente della Società di Psichiatria – esistono due tipi di approccio: il trattamento medico e la “risocializzazione”, ovvero l’accoglienza dell’ hikikomori in comunità dove si trovano altri ragazzi e ragazze con lo stesso problema, in modo da consentire al paziente di capire che non è solo ed è possibile guarire dal suo problema».

Fonte: Leggo.it
Aggiornamento: 23-10-2012 (10)
Sezione: Psiche e Aurora
Rubrica: Tecno