San Donato Val di Comino perla di confine

San Donato Val Comino, perla di confine fra Lazio e Abruzzo, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, durante la grande emigrazione, si è persa 5.000 abitanti e 27 osterie. E si è persa anche gli scalpellini che per un secolo e mezzo hanno scolpito pietre, identità e storia di un paese che sta sulla via di passo per l’Abruzzo appeso alla storia propria. Storia di socialisti, massoni e comunisti, unica eccezione fra i paesini della zona che fu appannaggio di fascisti prima e democristiani poi. E ancora oggi governa un’amministrazione di Centrosinistra mentre gli oppositori sono di Rifondazione comunista.

«Il “perché” e il “per come”», racconta Silvio Salvucci, prima sarto, poi autista, ora pensionato guardato a vista da una vigile badante ucraina, «n’ sacc’, però questo è sempre stato un paese di passo».

È una terra di passo che è stata battuta per secoli da eserciti, mercanti fiorentini, frati e da numerosi pellegrini, “Santo Donato era ricca di caccie e suoi abitanti armiggeri e industriosi”. «E sì», prosegue Salvucci mentre l’occhiuta ucraina avverte che è giunta l’ora del gelatino e bisogna affrettarsi sennò cala il sole e l’aria rinfresca, «da qui passavano i mercatari che portavano olio e vino da Cassino in Abruzzo, verso Pescasseroli e oltre. E da là tornavano con i formaggi, le ricotte. Poi passavano anche quelli che, per un motivo o l’altro, andavano qua e là. E, insomma, a San Donato la strada non finisce, tutto scorre e quando passa la gente “forastiera”, passano le notizie, le chiacchiere, le paure, le scoperte, anche un carro nuovo o la macchina sono novità. E uno guarda e vede, mica è scemo!».

Il paese degli scalpellini
Ma che cosa c’entra tutto questo con il fatto che i sandonatesi sono diversi da tutti i vicini? «Che non siamo stati mai cafoni (contadini, ndr. ), ma purtroppo mo’ i cafoni hanno vinto. Noi eravamo il paese degli artigiani: scalpellini, barbieri, mastri muratori; tutti artisti veri che non si sognavano di prendere a lavorare i cafune. Ma adesso il mondo si è rivoltato e so’ i cafune che stanno sopra e gli artigiani sotto».

«Sa», aggiunge Luca Leone, brillante ed eclettico folletto, fondatore di Psiche e Aurora, piccola ma vivace casa editrice perennemente in cerca di giovani talenti, così chiamata in ricordo di una pubblicazione dannunziana che animava il dibattito sociale e letterario sandonatese ai primi del Novecento, «qui di artigiani non ce ne sono più e, se ne vuole vedere uno, può andare a Boston, dove è confluita una comunità di quasi 5.000 sandonatesi; là, nel vecchio quartiere degli italiani c’è il monumento allo scalpellino di San Donato. Ma lo scalpellino è morto: viva lo scalpellino, che vive ancora nel segno profondo che ha lasciato nell’organizzazione sociale. Niente nobili, tutti uguali perché tutti artigiani. E perciò liberi pensatori che nei primi dell’Ottocento fondarono la cooperativa di mutuo soccorso. San Donato è nata lì, dalla sua libertà di pensiero, dall’assenza di feudatari, latifondisti e nobili».

Eppure qualcosa si è fermato in questo magnifico borgo sorto sulla via di passo intorno al Seicento dopo Cristo sulle rovine di quello che fu un avamposto sannita distrutto dai Romani nel 293 avanti Cristo. A ricordare quel tempo vegliano su tutto e tutti il castello e la torre costruita dai conti d’Aquino, signori per nulla gentili, dati i tempi ferrigni, ma da cui nacque san Tommaso. Per accedere al Castello bisogna passare dalla Porta dell’Orologio e dall’Arco di San Donato che fu passaggio obbligato per chi veniva dall’Abruzzo o per chi vi ritornava.

«Gli scalpellini fecero l’ultimo miracolo dopo la guerra», racconta il sindaco Antonello Antonellis, «quando realizzarono la maggior parte dei lavori di ricostruzione dell’abbazia di Montecassino bombardata dagli alleati, poi l’uso massiccio del cemento e delle differenti tecniche di costruzione spinsero verso altre vocazioni. Ma è stato come un ritorno alle origini, abbiamo guardato di nuovo alla posizione stupenda del paese che sorge a 700 metri sul livello del mare, sotto monte Panìco, al nostro Borgo antico, ai passaggi coperti restaurati detti “spuort di san Tommaso” e dei “francesi”».

«Avevamo un sola risorsa per farcela ancora», prosegue il sindaco, «ricordarci di essere quel popolo abituato per cultura a osservare i cambiamenti e cambiare a nostra volta. La nostra testa è rimasta libera. Da qui sono nate tutte le manifestazioni culturali, gli eventi letterari, le feste estive, ma anche La Grotte, l’unico campo da golf della Ciociaria fondato insieme con l’omonimo albergo e il ristorante da Silvana e Cesidio. E ancora tre agriturismi, sei bed and breakfast, un centro sportivo molto frequentato dai giovani di San Donato e dei paesi intorno. Da qui anche l’interesse di napoletani e romani che su queste colline hanno costruito ville stupende, meta di turismo settimanale».

Non si vive di solo turismo
Ovviamente non si vive di solo turismo. «I giovani», spiegano Donato e Melanie Tullio, fotografi e grafici, «sono costretti a cercare lavoro a Roma o nella fabbrica Fiat di Cassino». Ma il miracolo tessuto dall’identità fiera e libera, la bellezza di questo paese e delle sue mille storie fanno tornare sempre tutti, e tutto si tiene.

«Grazie anche a Giulio Andreotti», rivela inaspettatamente Luca Leone, che ricostruendo la storia recente di Val Comino ha chiesto udienza al vecchio leader democristiano, il quale gli ha rivelato un particolare inedito della costruzione dello stabilimento Fiat di Montecassino: «Andreotti mi ha raccontato di aver posto una condizione all’avvocato Agnelli; l’impegno a non costruire nulla intorno alla fabbrica, né caseggiati per gli operai né altro. L’avvocato chiese il perché e Andreotti spiegò che non voleva che i paesi si spopolassero inurbando Cassino e creando disagi sociali. Voleva che la sera, terminato il turno in fabbrica, ognuno tornasse al proprio paesello. Voleva che le comunità restassero unite intorno alla loro storia, alle loro famiglie, ai loro santi patroni. Anche quelli di un paese come San Donato».

• Autore: Guglielmo Nardocci
• Testata: Famiglia Cristiana (n. 30)
• Data: 29 luglio 2007