Rocco Petrone: l’italiano dell’Apollo 11

luna_rocco-petrone_19-07-19Il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy aveva definito nel 1961, in piena guerra fredda, obiettivo nazionale, prima della fine di quel decennio, far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare, sano e salvo, sulla Terra. Missione compiuta otto anni dopo dagli astronauti Niel Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, quelli dell’Apollo 11: proprio 50 anni fa, il 20 luglio 1969. I sovietici, nella corso allo spazio, erano battuti.

LA TIGRE DI CAPE CANAVERAL
Ai nomi di questi giganti, protagonisti della più grande impresa del Novecento, è spesso associato quello, italianissimo, di Rocco Petrone, il direttore del programma Apollo: nella “stanza dei bottoni”, guidò migliaia di ingegneri e tecnici che resero possibile quella missione, inflessibile e infaticabile come sempre, al punto da essere soprannominato “la tigre di Cape Canaveral”.

LE ORIGINI ITALIANE
Nato ad Amsterdam, un piccolo villaggio dello Stato di New York, nel 1926, figlio di emigranti italiani originari di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza, Petrone non aveva ancora sei mesi quando il padre morì in un terribile incidente, travolto da un treno. Imponente nel fisico e vivace nell’intelligenza, si pagò gli studi lavorando. A diciassette anni fu ammesso all’Accademia militare di West Point. Diventato ufficiale dell’esercito americano, completò gli studi al Massachusetts Institute of Technology e fu uno dei maggiori esperti di missili e rampe di lancio.

LA CARRIERA ALLA NASA
Voluto alla Nasa dal barone von Braun, considerato il capostipite del programma spaziale americano, lavorò alla costruzione del Saturno V e della mitica rampa di lancio 39 da cui partirono gli astronauti verso la Luna. Poi fu promosso direttore del programma Apollo. Con lui era proibito sbagliare o, peggio, divagare. Famose le sue passeggiate per la sala controllo quaranta minuti prima del lancio per controllare che la concentrazione di tutti fosse al massimo anche dopo ore di lavoro. Era anche un uomo dai forti sentimenti: una volta interruppe il conto alla rovescia di un lancio importante per salvare una coppia di aironi che aveva il nido troppo vicino alla rampa.

LA MISSIONE
Fu lui, il 16 luglio 1969, a dare il “go” alla missione che portò l’uomo sulla Luna. Quattro ore prima della partenza dell’Apollo 11 i monitor di controllo segnalarono una pericolosa perdita di idrogeno liquido sul secondo stadio del razzo: senza il suo intervento decisivo la missione sarebbe stata probabilmente annullata, con conseguenze devastanti per il prestigio degli Stati Uniti.  Al culmine della carriera, divenne il numero tre della Nasa, che lasciò nel 1975. Mori a ottant’anni a Palos Verdes Estates, una cittadina costiera della California, dove si era ritirato per dedicarsi ai suoi studi sulla guerra civile americana.

LE SUE PAROLE
Il 23 aprile di quell’anno, intervistato dal Los Angeles Times e forse già pensando a Marte, Rocco Petrone disse: «L’uomo ha bisogno di avventure e di scoperte. Grazie a questo desiderio, alla voglia di provare anche quando l’impresa sembra impossibile, è partito dalle caverne ed è arrivato dov’è oggi, e il cammino non è ancora finito. Io credo che l’avventura dello spazio sia una sfida che serve all’uomo per fare sempre nuove scoperte e, attraverso la conoscenza, diventare migliore».