Phubbing… i tossici da smarthphone

Nel mirino la cattiva abitudine di controllare costantemente il proprio smartphone, non curandosi delle persone intorno. Non si tratterebbe solo di maleducazione, secondo gli esperti, infatti, è un vero e proprio fenomeno di involuzione sociale. Rischiamo di diventare una generazione di tecno-misantropi.

Campagna contro i tossici da smartphone, rischiamo di diventare tecno-misantropi-Redazione- 7 agosto 2013- Il fenomeno è serio. È il cosiddetto phubbing, neologismo usato per coloro che hanno un uso compulsivo e anti-sociale del proprio smartphone. Esistono veri e propri “tossici del cellulare” che si isolano dal mondo e che preferiscono concentrarsi sul proprio dispositivo mobile, snobbando le conversazioni reali.

Un’abitudine questa, che non risparmia proprio nessuno, dagli adolescenti, ai professionisti, ai politici, ai vip. Se non volete finire sbeffeggiati su Twitter, com’è successo ad Elton John e David Furnish, ma anche a Victoria Beckham o Jay-Z, forse è meglio che la smettiate di smanettare con il vostro smartphone ad ogni occasione.

Un comportamento questo che ha spinto un gruppo di australiani a dar vita alla campagna Stop Phubbing, che è già stata seguita da almeno altre cinque iniziative analoghe.
In cosa consiste? Nello sbeffeggiare, con relativa segnalazione su apposita pagina Twitter, quelle persone che non riescono a staccarsi dal proprio dispositivo nemmeno per un istante, che sia per rispondere alla domanda di un amico o mentre sono in dolce compagnia.

Secondo Alex Haigh, il creatore della campagna anti-phubbing, il fenomeno del phubbing è quanto di più fastidioso possa esserci ed è diffuso al punto da aver completamente eliminato la capacità di parlare faccia a faccia con qualcuno. Ecco perché occorre fare qualcosa e far girare la voce per fermare questo comportamento, che è ormai sfuggito di mano.

Il galateo 2.0 parla chiaro: nei momenti di convivialità sociale, sarebbe opportuno lasciar perdere lo smartphone e concentrarsi sulla compagnia o quanto meno sulla buona creanza.Per gli esperti, però, non è solo cattiva educazione, ma un fenomeno d’involuzione sociale. Si rischia di creare una nuova progenie di tecno-misantropi: iper connessi ma in realtà isolati in un microcosmo fatto di bit, blog, tweet e chat.

Fonte: Articolotre.it
Aggiornamento: 06-08-2013 (33)
Sezione: Psiche e Aurora
Rubrica: Tecno