Per i cristiani di Aleppo il primo Natale senza la guerra

storie_25-12-16Nel quartiere cristiano armeno di Aleppo, Aziziya, è stato innalzato un albero di Natale, il più alto della Siria, il primo dal 2012. Un segno di speranza, in una città diventato simbolo della crudeltà di tutte le guerre. In piazza, a festeggiare insieme la liberazione della città dai jihadisti e il Natale che si avvicina, c’erano musulmani e cristiani, in barba al proselitismo esercitato dai gruppi salafiti e jihadisti i quali per 4 anni hanno cercato di imporre un islam takfiri e wahhabita. Le persone originarie di Aleppo ritornate in città dopo la liberazione sono circa un milione

DOPO QUATTRO ANNI TORNA L’ALBERO DI NATALE
Nel video tratto dal profilo Facebook di Sos Chretien d’Orient, rilanciato da Asia News, si vede una banda composta da giovani armeni vestiti da Babbo Natale; la loro esibizione è avvenuta martedì sera. Asia News commenta felicemente questa notizia, spiegando che Aleppo si è liberata in questi giorni da jihadisti e ribelli, che nonostante tutti gli sforzi, non sono riusciti a «uccidere lo spirito di tolleranza e convivenza tra religioni ed etnie».

IL NATALE PER LA COMUNITA’ CRISTIANA
Appena è giunta la notizia «tutte le chiese e tutte le moschee di Aleppo hanno festeggiato e quelle che hanno ancora le campane hanno suonato a lungo per la gioia. Questo è davvero un sogno che si è realizzato». È quanto racconta ad AsiaNews padre Ibrahim Alsabagh, 44enne francescano, guardiano e parroco della parrocchia latina di Aleppo, commentando la resa delle milizie armate. «Dopo lunghe trattative – aggiunge il sacerdote – i gruppi militari hanno consegnato le armi e sono usciti dalla parte est della città. Ora l’esercito considera sicura la città».

GLI AUGURI DEI BAMBINI
In occasione del Natale la parrocchia latina di Aleppo ha realizzato un video di auguri con testimonianze del parrocco e di alcuni bambini e bambine della comunità. Una bambina di nome Christie afferma: «Prego per la fine della guerra, che i miei amici tornino e che la pace resti nei nostri cuori e nelle nostre case». Un compagno ringrazia per la «generosità» di quanti hanno aiutato le famiglie di Aleppo vittime della guerra e si augura di «vivere buone feste». Le prime, dopo tanti anni, senza l’eco della guerra in sottofondo.