Nel cuore del Geoparco della Sardegna nasce la birra Quattro mori

La vecchia centrale rinasce fabbrica della birra. Perché il binomio “birra e miniera” può funzionare. Soprattutto se ci si trova nel cuore del Parco Geominerario della Sardegna. La sfida, a lungo meditata e valutata, parte da Montevecchio, il villaggio minerario di Guspini, nel Medio Campidano, uno dei siti simbolo di quel contenitore che riunisce il patrimonio lasciato in eredità dalle miniere che hanno caratterizzato il Sulcis Iglesiente e il Guspinese.

In tempo di crisi e proteste c’è chi ha deciso di “provare a fare qualcosa”, andando controcorrente e lanciandosi comunque in una sfida. Il cuore di questa avventura è nella vecchia Centrale elettrica Sciria di Montevecchio. Qui dentro si produceva energia per la miniera prima della trasformazione, ai primi del ‘900, in deposito per attrezzi e mezzi minerari. Oggi quei muri che hanno visto passare migliaia di operai ospitano il birrificio “Quattro mori”. Lontano dalla classica zona industriale, ma immerso in uno scenario dove storia ed evoluzione industriale sono testimoniate dalle colonne non funzionanti delle pompe di benzina all’ingresso del cortile, dai binari con tanto di pianale e ruote metalliche a pochi metri dalla porta e dalla stessa architettura e rifiniture di un caseggiato che tutto fa pensare ma non a una struttura industriale. Quello che le scolaresche in visita chiamano “paese delle fiabe”.

Dentro, in un immenso open space, dove la tecnologia si sposa con l’architettura originaria, nasce la “Birra quattro mori”. Birrartigiana, come è scritto nell’etichetta che Antonio Zanda, comproprietario e amministratore delegato dell’azienda che ha fondato il birrificio, preferisce chiamare birra professionale. Una sfida che non vuol dire salto nel vuoto. Ma studio e ricerca accompagnata da una politica dei piccoli passi. «Faccio il commercialista – racconta Zanda – con il mio amico e socio Paolo Lai, dopo un percorso di studio e approfondimento e con il coinvolgimento di un socio di Guspini, Efisio Zaru, abbiamo deciso di affrontare questa esperienza». In mezzo ci sono i viaggi in Europa per approfondire il tema e una collaborazione con l’Università di Monaco di Baviera.

«Il direttore tecnico dello stabilimento è tedesco – racconta ancora Zanda – inoltre abbiamo stretto un accordo con l’università di Monaco in modo che gli studenti possano fare i tre mesi di tirocinio obbligatorio da noi». Tra bottiglie da inscatolare e operai al lavoro in attesa dell’arrivo di una scolaresca, non nasconde il suo traguardo futuro. «La nostra idea – spiega – è quella di trasformare il birrificio in uno stabilimento ecocompatibile a emissioni zero, e allo stesso tempo animare e far rinascere questo centro immerso nel Parco Geominerario».

Fonte:  Ansa
Autore: Davide Madeddu
Aggiornamento: 05-01-2014 (1)
Sezione: Psiche e Aurora
Rubrica: Viaggiare