Maestro di snowboard, una professione in movimento

Età media 25 anni, pantaloni di almeno 2 taglie più del necessario, mascherina gigante a coprire buona parte del viso, cappello ben calcato sulla testa, i pochi centimetri di pelle ancora visibili colorati da un’eterna abbronzatura e vocabolario ai più incomprensibile, fatto di frontside, switch e grab a tutto spiano. Chiunque abbia messo una tavola da snowboard ai piedi avrà quasi sicuramente riconosciuto, in questa descrizione, la persona che i primi giorni, prendendolo per mano, tentava di incoraggiarlo nonostante cadute e ruzzoloni a ripetizione.

Il maestro di snowboard, figura che sfiora il mito e dalle capacità tecniche ritenute da molti quasi irraggiungibili, è sempre più in voga nelle stazioni sciistiche di tutto il mondo, e da qualche anno anche nel nostro paese. Non solo infatti aumentano di anno in anno i neofiti e gli appassionati di questo sport invernale, ma sono anche sempre più nutrite le fila di giovani che decidono di trasformare una passione in un vero e proprio lavoro.

Nell’immaginario collettivo, il maestro di snowboard si diverte, prende il sole tutto il giorno con la tavola ai piedi ed è – cosa che sicuramente ha il suo “peso” – agevolato nell’approccio con l’altro sesso, come assicura Stefano Miramonti, uno dei fondatori e direttore della ‘Zebra”, la più grande scuola italiana e tra le più grandi d’Europa, interamente di snowboard, che si trova a Madonna di Campiglio in Trentino Alto Adige. Conta ben 14 maestri, ognuno dei quali con una specializzazione e una peculiarità diversa.

Stefano Miramonti, sulle piste e da tutti i suoi allievi conosciuto come Capitan Mira, è una delle prime “Zebre”. Classe 1976, è nato a Trento ma vive da anni a Barcellona, dove si è laureato in sociologia. E’ maestro di sci dal 1996 e di snow dal 1998. “Lavorare come maestro di snowboard oltre alle indispensabili competenze tecniche e di capacità di trasmissione dei concetti a chi sta imparando, significa avere uno stile di vita molto più rigoroso rispetto a quanto si possa pensare”.

“Ci si sveglia presto – prosegue – sia con il sole che con la bufera, e fino alla chiusura degli impianti, quando si hanno molte ore di lezione, capita che spesso non si abbiano più di cinque minuti liberi. La sera la fatica si fa sentire e in più non esistono domeniche o giorni di riposo. Si lavora pochi mesi d’inverno, anche se molti di noi d’estate si trasferiscono sui ghiacciai, quindi si cerca di fare più ore di lezione possibile. E’ un lavoro meraviglioso, ma a volte molto faticoso”.

E’ poi proprio il caso di dire che maestri si diventa e sembra che non sia neanche troppo facile. Si affrontano prima delle selezioni tecniche di 3 giorni, superate le quali inizia il corso vero e proprio di circa 90 giorni, che si divide tra cultura generale, tecnica, didattica e metodologia. Ogni regione ha poi un apposito albo professionale, al quale ogni maestro deve iscriversi per poter insegnare. L’insegnamento, se esercitato al di fuori della propria regione di appartenenza infatti, non può protrarsi per più di 15 giorni.

“Noi siamo a tutti gli effetti dei liberi professionisti – dice Giovanni Tremendi, 38 anni, direttore della scuola Zebra – anche se la nostra figura professionale ancora non è completamente normata: siamo infatti inquadrati come artigiani. I maestri hanno partita Iva (anche se noi soci della scuola siamo esenti) e la contribuzione, nonostante si lavori per 4 mesi, si deve corrispondere per un anno intero. Fino al 1998, prima di essere maestro di snowboard, occorreva esserlo anche di sci”.

“Oggi le cose sono un po’ cambiate – avverte – ma c’è ancora molto da fare. Basti pensare che alla Fisi (Federazione Italiana Sport Invernali, su cui vigila il dipartimento per il turismo della presidenza del Consiglio dei Ministri) di cui facciamo parte, siamo gli unici a non avere referenti, al contrario dei maestri di sci e di fondo. Nel 1991 è stata emanata una legge quadro, ma solo nel 1998 siamo diventati una figura ufficiale, la terza, dopo lo sci e il fondo. Diciamo che le istituzioni, al contrario della gente comune, sono ancora diffidenti nei nostri confronti”.

Insomma, una professione in movimento e continuo sviluppo, che chiede di essere normata e adeguatamente riconosciuta.

Fonte: Adnkronos
Aggiornamento: 21-12-2013 (52)
Sezione: Psiche e Aurora
Rubrica: Xtremo