L’importanza di riscoprire l’anima dei luoghi

storie_24-04-17Attraversando un borgo antico, una città, un museo, un luogo naturale, si può sentire vividamente – come una sorta di marchio distintivo di quel posto – la specifica energia che lo caratterizza. Gli antichi Romani, questa energia, la chiamavano Genius Loci (il genio del luogo).

LA CULTURA CLASSICA
In Grecia, così come nell’antica Roma, luoghi quali incroci, sorgenti, pozzi, boschi erano “abitati” da dèi e dee, ninfe, daimones. Gli uomini dovevano essere consapevoli dello spirito, della sensibilità, dell’immaginazione che vi sovrintendeva e di come corrispondere al luogo in cui si trovavano. L’associazione tra Genio e luogo fisico ebbe origine in età augustea dall’assimilazione del Genio con i Lari. Secondo Servio, in un commento all’Eneide: «Nullus locus sine Genio (Nessun luogo è senza un Genio».

L’EPOCA MODERNA
A partire da Cartesio e Newton, con le astrazioni del razionalismo e la rivoluzione scientifica del Seicento, i luoghi perdono l’anima perché a questi viene sostituita l’individualità, la specificità di ciascun luogo con l’idea di uno spazio “vuoto”, uniforme, che si può misurare e occupare. Seguendo le orme di Carl Gustav Jung e dei greci, James Hillman – psicologo e filosofo americano che riporta al centro della nostra riflessione l’idea di “anima” – recupera l’antica nozione di una natura animata che assorbe i pensieri e le tradizioni degli uomini che la abitano da secoli o millenni.

L’INVITO DI HILLMAN
Hillman parla dell’anima dei luoghi, del senso della bellezza e della necessità di preservarlo. Nei suoi scritti il filosofo invia un appello a risvegliarsi dall’anestesia e dall’incapacità di provare sensazioni che avvolgono la nostra cultura, per riscoprire la concezione “classica” secondo la quale tutto è vivo, tutto ci parla. È un atto di fede nella bellezza che sola può restituire un senso di architettura, al paesaggio, alle città, e alla nostra stessa vita.