La genetica misteriosa dei calamari giganti

Per quanto vivano nelle profondità dei mari delle più distanti regioni del mondo, tutti gli esemplari di calamaro gigante appartengono a un’unica specie, Architeuthis dux. A stabilirlo è uno studio condotto da ricercatori del Natural History Museum of Denmark a Copenaghen con la collaborazione di studiosi di sette altre nazioni. Il risultato, decisamente sorprendente, è il frutto dell’analisi genetica di campioni di tessuto ottenuti da 43 esemplari di questi animali, provenienti dalle più svariate località del globo.

Per secoli il calamaro gigante ha ispirato leggende sui mostri marini. Creatura degli abissi tanto grande quanto sfuggente, il calamaro gigante è l’animale che più di ogni altro ha alimentato le fantasie sui mostri marini, dal Medioevo, a Jules Verne fino ai nostri giorni. Nonostante questa secolare popolarità, le conoscenze sulla biologia, la distribuzione e la tassonomia di questo cefalopodo sono ancor oggi estremamente scarse. L’avvistamento di esemplari vivi, infatti, è sempre stato rarissimo e l’animale era conosciuto per lo più grazie al ritrovamento di carcasse o parti di carcasse: la prima osservazione documentata di questi animali nel loro habitat naturale risale appena al 2004.

Eppure la popolazione di calamari giganti deve essere relativamente abbondante, dato che gli individui giovani di questo animale sono cacciati da grandi pesci, delfini e soprattutto capodogli, nelle cui viscere vengono spesso ritrovati i becchi chitinosi di questi molluschi. Dall’analisi isotopica di quei becchi si è potuto stabilire che nel corso della vita l’Architeuthis cambia progressivamente la dieta passando dalla predazione di specie di piccole dimensioni a prede di livello via via più elevato nella catena alimentare. Dato che i calamari giganti adulti abitano zone dove le risorse alimentari hanno una composizione isotopica di carbonio costante, le analisi permettono anche di risalire all’estensione dell’area abitata da ciascun individuo: il risultato è che si tratta di spazi piuttosto piccoli.

La cosa più sorprendente, però, è che il confronto dei dati genetici sui campioni studiati ha rivelato che, a differenza di quanto accade per la maggior parte degli animali marini, esemplari provenienti da regioni molto distanti, come il Mar del Giappone e l’Atlantico davanti alle coste della Florida, hanno una diversità genetica ridottissima: 44 volte inferiore di quella del calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas, un’altra specie di calamaro di notevoli dimensioni), e sette volte meno quella che si registra nelle popolazioni di calamari di Reef (Sepioteuthis lessoniana) che pure vivono in un areale più ristretto e sono quindi più facilmente soggetti a consanguineità.

La scoperta, osservano i ricercatori, pone nuove domande: questa uniformità genetica è dovuta a un aumento e a una dispersione della popolazione solo in tempi recenti, è legata a qualche fattore ecologico (intensificazione della pesca, cambiamenti climatici o altro), oppure questo animale ha sempre abitato in tutti i mari? E in quest’ultimo caso, quali sono i fattori che hanno permesso di mantenere una così bassa differenza genetica: i particolari meccanismi di dispersione, il ciclo di vita, le modalità riproduttive o che cos’altro? Per una risposta bisognerà attendere ulteriori ricerche.

Fonte: Lescienze.it
Aggiornamento: 30-03-2013 (18)
Sezione: School at Work
Rubrica: Misteri