La Festa del Lavoro dimentica Pietrarsa, la “Chicago” italiana (1863)

storie_01-05-17

La Festa del Lavoro, che cade il primo giorno di maggio, prende le mosse da alcuni avvenimenti accaduti nel 1886 a Chicago, negli Stati Uniti. Ben 25 anni prima, però, l’Italia visse una sua Chicago. A Pietrarsa, il 6 Agosto 1863, si verificò la prima strage di lavoratori dell’Italia unita, con i bersaglieri che ammazzarono 4 operai, Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso, Aniello Olivieri, e ne ferirono gravemente 20, i quali manifestavano per la riduzione dell’orario di lavoro e perché non stavano più ricevendo lo stipendio.

IL REALE OPIFICIO DI PIETRARSA
Nel 1840 Ferdinando II di Borbone istituì il Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, sito sul litorale tra San Giorgio a Cremano e Portici, costruito con ampi ambienti affinché gli operai si trovassero a proprio agio. Alla fabbrica era annessa una Scuola d’Arte dove si insegnavano matematica, geometria, scienze meccaniche, lingue, architettura civile e disegno meccanico per la formazione di operai specializzati e ufficiali macchinisti. In un primo momento lo scopo dell’impianto era quello di produrre materiale civile e bellico, ma successivamente il Re volle che il materiale prodotto in questa struttura fosse destinato alla costruzione e alla riparazione di locomotive, in modo che per la realizzazione dei suoi mezzi di trasporto su terra, la Nazione non dovesse dipendere da nessuna altra grande potenza Europea.

IL DECLINO DELLA STRUTTURA
Nel 1853 Pietrarsa contava quasi 1000 operai, tra cui 40 detenuti da reinserire in società, suscitando l’ammirazione tra gli altri dello Zar Nicola I che venne visitare l’opificio per costruirne uno uguale in Russia. Con l’Unità d’Italia Pietrarsa perse la sua importanza perché si preferì investire sull’Ansaldo di Genova. Nella relazione dell’ingegner Sebastiano Grandis viene descritta più ampia e ricca di macchinari dell’Ansaldo, ma tuttavia eccedente nei costi e nel numero di operai, in definitiva inutile e dunque ne propose la demolizione. Lo Stato Italiano prese atto, non demolì la fabbrica di Pietrarsa ma la affittò per la cifra ridicola di 46.000 Lire all’anno a Jacopo Bozza, che operò licenziamenti, aumentò le ore di lavoro e diminuì gli stipendi che poi non erogava.

LA REPRESSIONE DEGLI OPERAI
Queste furono le premesse per le proteste del 6 Agosto 1863, quando i bersaglieri risposero con una carica alla baionetta e spari alla schiena degli operai in fuga, colpevoli di insulti e minacce. Le istituzioni, imbarazzate, diedero la colpa alle circostanze e ai provocatori borbonici, per far poi cadere il silenzio sulla vicenda, mentre le condizioni Pietrarsa man mano degenerarono fino alla chiusura. Adesso è sede del Museo Nazionale Ferroviario di Napoli Pietrarsa. Ancora oggi, a oltre 150 anni di distanza dall’eccidio di Pietrarsa, il sangue versato è ricordato da pochi, rimosso completamente dalla memoria collettiva. Perché l’Italia dimentica?

Fonte: Vesuviolive.it