In Francia, contro gli errori, torna il dettato. E da noi invece?

scuola_21-09-15Un dettato al giorno toglie l’errore di torno. Sembra almeno pensarla così il ministro francese dell’Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, che oggi ha illustrato i nuovi programmi scolastici per il 2016. La novità è che dal prossimo anno «ci sarà un dettato quotidiano» in tutte le scuole elementari di Francia. «Questo sistema – ha annunciato – permetterà di garantire una base solida per tutti gli studenti e questo passa necessariamente attraverso un apprendimento quotidiano tra cui un dettato. Oggi la cosa essenziale è la padronanza della lingua».

Sono ormai decenni che Oltralpe si moltiplicano gli avvertimenti sul pessimo rapporto dei francesi con la lingua scritta. Lettere, sms, e-mail: dal mondo delle aziende fino a quello della politica difficile non incappare in almeno uno strafalcione grammaticale. «Il livello è crollato in questi ultimi trent’anni. Pensavamo che la cosa si fosse stabilizzata, ma non è andata così. I francesi padroneggiavano il 51% delle regole grammaticali di base nel 2010, oggi questa percentuale è scesa al 45%. Sei punti in meno in appena cinque anni», deplora lo specialista Pascal Hostachy. Ognuno dei vari governi che si sono via via succeduti al potere ha annunciato la sua ricetta per ovviare al problema. Ma con scarsi risultati. La prova del dettato è profondamente radicata nell’immaginario collettivo di ogni cugino d’Oltralpe. Spesso come un incubo.

Per anni, il più noto divulgatore di cultura in tv, il giornalista Bernard Pivot, ha fatto cimentare milioni di persone dettando loro dal teleschermo un testo per mettere alla prova l’ortografia della nazione. E ogni volta e’ un evento, perché i francesi – consci del difficile rapporto con la loro lingua – attendono la grande prova come un esame di maturità. E il giorno dopo, confrontando la versione corretta pubblicata dai giornali, si affannano a sottolineare in rosso e blu i propri errori. La lingua di Molière ha una grammatica complessa con un’infinità di eccezioni non soltanto nelle declinazioni e nelle coniugazioni, ma anche nella pronuncia delle parole e dei nomi. Gli accenti – cinque o sei diversi per ogni vocale – rendono molto più ricco l’alfabeto e gli errori di ortografia sono frequenti anche negli scritti di chi – per gli studi o per abitudini di lavoro – dovrebbe esserne immune. Ma forse la terapia choc di Najat Vallaud-Belkacem riuscirà finalmente a cambiare le cose.

Fonte: Lastampa.it
Autore: Paolo Levi