Il mais nero dei Maya: un business da nativi digitali

storie_12-10-15Di ragazzi svegli ce ne sono. Carlo Maria Recchia, a 20 anni, ha già un’azienda tutta sua che viaggia lanciatissima. Giovane? Ci lavora da tempo. L’idea gli è venuta a 16 anni, facendo una ricerca su internet. A 18 ha cominciato a mettere in piedi il progetto e a 19 (prima ancora della maturità) ha aperto la partita Iva. Il tutto completamente da solo. E, per giunta, senza trascurare gli studi: è in regola con gli esami all’università.

Cosa fa? L’agricoltore. Agricoltore innovativo: ha recuperato il mais nero, varietà antichissima, che già conoscevano i Maya, ricca di antiossidanti (un “antidoto contro l’invecchiamento”). E pure con una filosofia dietro: «Mi interessava ripristinare una biodiversità vegetale nel mio piccolo territorio». Lo coltiva in un terreno preso in affitto a Formigara, piccolo comune in provincia di Cremona, dove vive con la sua famiglia, che con il “lavoro della terra” non c’entra proprio nulla: la mamma è un’insegnante, il padre un operaio in una ditta chimica.

Lo macina a pietra per conservarne tutte le proprietà e ne fa una pregiata farina, ottima per polenta, pane e biscotti; un succo (il nettare di mais); e da poco, grazie a una collaborazione con un amico di Pavia che produce riso, anche gallette di riso e mais. È un agricoltore, come sognava sin da piccolo (non a caso ha studiato all’Istituto agrario e ora fa agraria all’università), ma un agricoltore nativo digitale, che usa i social per farsi pubblicità.

La CMR (da Carlo Maria Recchia) è un bell’impegno: «Più o meno quattro ore al giorno d’estate. Ma da settembre, quando inizia la raccolta, fino a novembre lavoro a tempo pieno tra farlo seccare, macinarlo e appiccicare le etichette» racconta. Il tutto da solo e, per ora, anche senza sovvenzioni: «Per assurdo – ci spiega – il piano di sviluppo rurale è per chi ha già una grossa superficie da coltivare. Insomma, se parti da zero non hai diritto a contributi».

Ma è un’impresa che funziona: il suo mais corvino made in Italy va a ruba, la superficie coltivata è triplicata ed è pronta a lanciare sul mercato un nuovo prodotto, la birra di mais. E al giovane Carlo Maria sono arrivati anche riconoscimenti “istituzionali”. Come l’Oscar Green 2014 di Coldiretti per la categoria “Ideando” di regione Lombardia, vinto qualche settimana fa. Lui, ringrazia, ma non si ferma: già si prepara a partecipare al concorso nazionale. E specifica: «A proposito, sa perché mi sono iscritto proprio a Coldiretti? E’ l’unica associazione che si oppone agli Ogm in Italia».

Fonte: Nuvola.corriere.it
Autrice: Iolanda Barera