Il 22 gennaio nasceva Sergej Eisenstein, innovatore del cinema

storie_22-01-18Il 22 gennaio 1898 nacque a Riga Sergej Eisenstein (Sergej Michajlovič Ėjzenštejn), in cirillico: Сергей Михайлович Эйзенштейн.  I genitori di Sergej Eisenstein, entrambi benestanti, si trasferirono diverse volte quando Sergej era piccolo, così che lui crebbe a San Pietroburgo. Diventerà uno dei registi più importanti e influenti dell’inizio del Novecento, noto per il modo in cui rivoluzionò le idee di montaggio e inquadratura, citato in tutti i manuali di storia del cinema: film come La corazzata Potëmkin, Aleksandr Nevskij e Ottobre sono imprescindibili per chi voglia studiare la materia. Eisenstein fu anche un grande teorico del cinema, tanto che i suoi saggi sono ancora oggi citati e studiati.

GLI INIZI
All’università si dedicò all’architettura e all’ingegneria, ma interruppe gli studi per partecipare alla rivoluzione bolscevica come membro dell’Armata rossa. Quindi lavorò alla campagna propagandistica del regime, ottenendo riconoscimenti e approvazioni. Nel 1920 Eisenstein si spostò a Mosca per lavorare per la Proletkult (organizzazione culturale-educativa proletaria), incaricata di definire le basi di una nuova arte sovietica. Dopo le prime produzioni teatrali, cominciò a dedicarsi al cinema con i primi cortometraggi e lungometraggi nei primi anni Venti, occupandosi anche di teorizzare le applicazioni dell’arte al contesto sovietico e socialista. Il suo primo lungometraggio, Sciopero!, uscì nel 1924, e raccontava la crudele repressione di uno sciopero in una fabbrica. Conteneva già alcune delle innovazioni che perfezionò in La corazzata Potemkin, che uscì nel 1925 e ottenne un grandissimo successo internazionale tra quella che era l’appena nata critica cinematografica.

LA CORAZZATA POTEMKIN
È un film muto e in bianco e nero, ovviamente, diventato celebre per il suo uso di un montaggio serrato e fatto per colpire con certi dettagli lo spettatore (si parla in gergo di “cine-pugni”). Proprio le innovazioni nel montaggio, inteso come strumento capace di trasmettere forti emozioni nello spettatore, sono considerate tra i suoi contributi più importanti alla storia del cinema. In La corazzata Potëmkin Eisenstein usò principalmente attori non professionisti, e concentrò il film più sulle masse che sui singoli personaggi, per applicare la sua idea di cinema come mezzo per trattare grandi questioni sociali. È diviso in cinque atti, e parla dell’ammutinamento di alcuni marinai dopo che viene servito loro del cibo andato a male, della morte di alcuni di loro e dell’esposizione di uno dei morti in un porto di Odessa, nell’attuale Ucraina, sul mar Nero. La scena più famosa è quella ambientata sulla scalinata di Odessa, nella quale i soldati sono mostrati solo con dettagli che li rendono meno umani (“gli stivali”), mentre la gente che è vittima delle loro azioni è mostrata con dettagli più impressionanti. In Italia gode ancora oggi di una certa popolarità per via del film Il secondo tragico Fantozzi, in cui Paolo Villaggio pronuncia la frase: «La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca».

GLI ALTRI FILM
Nel 1928 seguì Ottobre, commissionato dal regime comunista in occasione del decimo anniversario della rivoluzione, e poi Il Vecchio e il Nuovo. I due film continuarono a impressionare positivamente la critica internazionale, ma non piacquero in Unione Sovietica, dove le sperimentazioni di Eisenstein non erano più gradite. Dopo essere stato costretto a rimaneggiare i suoi film e a fare pubblicamente autocritica, Eisenstein se ne andò prima in Europa e poi a Hollywood, chiamato dalla Paramount nel 1930. Avrebbe dovuto fare un film tratto dal romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser, ma nemmeno negli Stati Uniti le sue idee furono approvate. Tornò prima a Mosca, dove continuava a non essere gradito dal regime di Josip Stalin, e poi riuscì ad andare in Messico per girare un documentario. Ma durante le riprese fu richiamato in Unione Sovietica, e non poté mai montare il materiale girato, che fu usato in molti modi senza il suo consenso. Tornato a Mosca, nel 1938 girò Aleksandr Nevskij, sull’eroe russo del Duecento, riguadagnando la stima di Stalin. Realizzò due film su Ivan il Terribile: il primo fu approvato dal regime, il secondo no e non fu distribuito. Morì il 2 febbraio 1948, a 50 anni.