Gli angeli di Perlasca presentati al Festival delle Storie 2014

psicheaurora_26-08-14Il 25 agosto il Festival delle Storie 2014 approda a Campoli Appennino (Fr). Tra gli appuntamenti, la presentazione dell’ultimo libro di Massimiliano Santini, Gli angeli di Perlasca, edito da Psiche e Aurora. All’incontro ha partecipato un pubblico attento, a mano a mano sempre più nutrito. Giorgio Perlasca è la figura centrale del romanzo che intende raccontare quella storia tragica e eroica: essa si dipana negli anni della seconda guerra mondiale, senza lesinare su quanto v’è di dolore.

La Budapest del 1944 è una città plumbea, attraversata da orde di nazisti che perseguitano gli ebrei rastrellandoli e dirottandoli nei campi di sterminio. Quando il console spagnolo lascia la città per non essere costretto a riconoscere il governo filonazista che vi si era installato, Giorgio Perlasca, fascista convinto (fino alla fine dei suoi giorni non ha rinnegato la sua fede politica) ma perseguitato anche lui in quanto italiano (l’Italia aveva firmato l’armistizio con gli anglo-americani l’8 settembre 1943) e non aderente alla Repubblica di Salò, si nomina responsabile dell’Ambasciata di Spagna e salva dalla deportazione oltre cinquemila ebrei. Anni dopo, alla domanda: «Perché hai fatto tutto questo?», Perlasca rispose: «Perché sono un uomo».

Quella di Perlasca è una storia rimasta a lungo sottoterra perché lui stesso non ha cercato visibilità e ha vissuto per lungo tempo come un pensionato qualunque a Padova. La storia non sarebbe venuta alla luce se alcune donne ungheresi, all’epoca giovani ebree perseguitate, non avessero insistito a cercare il loro salvatore. «Sono riuscito a scrivere questo libro grazie alla grande disponibilità della Fondazione Perlasca, che mi ha messo a disposizione una grande quantità di materiale e che ha curato anche la nota storica che chiude il libro» ha detto Massimiliano Santini.

Il piccolo Shlomo (quasi tutti i nomi e le storie sono reali) è un personaggio determinante: vedendo la scena della sua morte violenta ad opera dei nazisti, Perlasca si rende conto di ciò che, oltre ogni immaginazione, stava accadendo intorno a lui. Ma il capitolo dedicato a Shlomo è il punto in cui il dolore che attraversa tutti il libro, raggiunge l’acme: gli occhi del ragazzino vedono uccidere dai nazisti non solo se stesso, ma anche sua madre, atto ancora più crudele. Shlomo è uno di quelli che Perlasca non ha fatto in tempo a salvare. Allora viene in mente il dolore traboccante nell’ultimo verso di Miklòs Radnòti, giovane poeta ebreo che viveva in Ungheria: «Ora la morte è un fiore di pazienza». L’ultima poesia di Miklòs Radnòti fu scritta proprio là, in prossimità di quella fossa dove più tardi furono ritrovati i resti del suo corpicino e, accanto, un foglietto con i suoi versi: i suoi resti e i suoi versi. Lui è stato un altro di quelli che Perlasca non ha fatto in tempo a salvare.

La rappresentazione della sofferenza senza miele, fa capire quanto sia importante tenere vivo lungo gli anni, a fuoco lento, il dolore; quanto sia importante rinnovarlo e trasferirlo al lettore, alle nuove generazioni, per non dimenticare. Non a caso il libro, pur essendo per tutti, è specialmente indirizzato ai giovani (è stato pubblicato nella collana JuniorZone). «I ragazzi con cui mi sono confrontato, presentando il libro nelle scuole, mi sono sembrati molto curiosi, ma privi di memoria storica. Alcuni di loro non sapevano nemmeno cosa facessero i nonni per vivere. Si è interrotto il legame tra le generazioni».

È certo che libri come questo possono suturare la ferita tra le generazioni, quella voragine che si dilata sempre di più. La scrittura di Massimiliano Santini, infatti, non mira a una semplice rievocazione del passato: l’autore non è guidato da un interesse erudito; non fa un’archeologia del passato, ma una archeologia del presente. Sembra volerci ricordare che conoscere il passato significa guardare il presente con maggiore consapevolezza e lucidità, e questa è un’opportunità incredibile, che slarga, con uno squarcio improvviso, la veduta di una vita così ingiustamente breve.

Autore: Davide Di Poce