Futuro Anteriore: la recensione di True Fantasy

libri_10-08-15Ricordo ancora con la nitidezza che caratterizza le memorie più importanti dei bambini, quelle che restano come scolpite nella mente, le pagine consunte, dall’odore di tabacco, d’uno dei primi libri che lessi: Cronache marziane l’opera che nel lontano 1950, consacrò alla fama internazionale Ray Bradbury.  Di quelle letture rammento quasi tutto: in particolare, avverto ancora un misto tra ribrezzo ed orrore, per la vicenda del capitano John Black, e del suo sfortunato equipaggio, che ingannati da marziani dotati di poteri ipnotici, credono di ritrovare sul pianeta rosso parenti e amici scomparsi, ma quando scoprono che si tratta d’una trappola è ormai troppo tardi.

Cos’è dunque che ci appassiona, e che quasi ci imprigiona dinnanzi le pagine d’un libro, oggi pure d’un ebook, che tratta i temi dell’immaginario? Meraviglia, orrore, paura, curiosità per l’ignoto, questi sono solo alcuni degli ingredienti della ricetta portentosa della letteratura del fantastico, cui s’unisce un profondo, direi genetico, desiderio di conoscenza, che fin dai tempi dell’eroe di Itaca accompagna l’uomo. Ecco, dopo tanti anni, leggendo i racconti della raccolta antologica intitolata, Il silenzio dell’universo (pubblicata nel 1988 e da cui sono tratte le storie di questo Futuro anteriore) opera d’un giovanissimo Gianfranco de Turris, ho provato, trentasei anni dopo, le medesime emozioni, che mi suscitò la lettura di Cronache marziane.

Qualcuno, tenendo a mente il linguaggio dei naturalisti, potrebbe parlare di convergenza letteraria: opere che trattano tematiche simili, provocano reazioni similari. Può darsi, ma forse proprio come il suo illustre predecessore statunitense, lo scrittore italiano con la sua narrativa, ha ancora oggi, a distanza di mezzo secolo, in serbo delle sorprese.  Il silenzio dell’universo, è una raccolta antologica di parecchi racconti, scritti a partire dai primi anni Sessanta, che trattano fondamentalmente due aree dell’immaginario: il genere weird, nella miglior tradizione delle fanzine e dei magazine americani alla Weird tales, e il genere propriamente detto fantascienza.

Ora se la prima categoria dell’immaginario deturrisiano, ovvero, lo stravagante, il bizzarro, ha per missione quello di meravigliare, sorprendere ed inquietare: la sua fantascienza, riesce ad essere, autentica letteratura d’anticipazione, nel senso che precorre i tempi raccontando con efficacia un mondo che ancora non c’è.  Volendo trovare tre aggettivi per la sua opera direi: innovativa, anticipatrice, inquietante. Innovatrice perché, l’autore crea le sue storie, e le sue invenzioni letterarie, a partire dai primi anni Sessanta, quando molte delle consuetudini e dei temi della moderna fantascienza, semplicemente non esistevano. Egli ci parla di robot senzienti, che vogliono divenire umani, come nel caso di Sigma 9 in Racconto di Natale; quando bisognerà attendere il 1976, anno in cui l’accoppiata Asimov-Silverberg, scriveranno a quattro mani L’uomo bicentenario, da cui la fortunata pellicola omonima del 1999.

Nell’inquietante, ma assolutamente profetico Rivolta segreta, si racconta di libri assassini, mossi da un’oscura invidia per le biblioteche informatizzate, e ciò oggi nell’era del computer e degli e book, ci sconcerta.  Ne Il fuggitivo, ci si imbatte in un androide dalle sembianze quasi umane, che sfugge ai suoi costruttori, e s’avventura nel mondo degli umani: un’idea sorprendente, che sembra anticipare il film Blade Runner (1982) di Ridley Scott. E poi ancora, Città di notte, un intelligente riferimento al Pianeta vivente: teoria questa presentata da Lovelock, solo nel 1979. Pertanto il racconto è in evidente anticipo coi tempi (anche se l’autore afferma d’averlo interrotto, e poi ripreso molti anni dopo).  Interessante l’idea, del circo interstellare di Catturato: un caso sorprendente di adduzione (diremmo oggi), per un periodo, in cui se ne parlava davvero poco.

Ancora innovativo è il racconto La Nuova Terra, che vede un mondo futuribile, in cui i robot hanno preso il sopravvento sull’uomo. Un altro esempio di macchine ribelli, che anticipa di molti anni l’Hall 9000 di 2001 Odissea nello spazio, e i più recenti Terminator. Tutto ciò appare sorprendente come già accennato, in considerazione del periodo in cui queste storie venivano scritte, fra il 1961 1 il 1986. Erano ancora lontani i grandi film di fantascienza dell’era moderna. Nessuno aveva mai visto vulcaniani colle orecchie puntute, George Lucas era ancora all’università, quando de Turris scriveva Missione nello spazio, un bell’esempio esempio di Space military opera: come Kubrick non pensava ancora al dottor Stranamore (impegnato com’era con Lolita), quando veniva alla luce il Diagramma.

È con la fantascienza introspettiva de Il silenzio dell’universo (racconto da cui prese il nome l’antologia edita da Solfanelli nel 1988), che de Turris è ancora di più nel solco dell’innovazione. Il racconto ambientato su uno dei satelliti di Urano, Miranda, mette in scena, l’incontro di un astronauta con Dio, per tramite d’una misteriosa figura d’alieno: quasi un moderno e stellare spirito guida sulla via dell’illuminazione. L’opera di de Turris è inquietante perché, ci narra fra l’altro d’un tempo particolarmente angoscioso, quello della guerra fredda. Chi come lo scrivente, non potrà non apprezzare, non avendo vissuto che marginalmente quell’epoca, la straordinaria capacità dell’autore, nell’indurre inquietudine, di istillare una paura inedita, quella della bomba.

Guardando un vecchio film del 1964, L’ultima spiaggia, ho ritrovato la stessa attesa angosciosa, lo stesso baratro emotivo, di chi avverte l’approssimarsi dell’inevitabile, che si prova nella lettura de Il diagramma. Insomma storie e personaggi in largo anticipo coi tempi e pertanto di grande attualità. I suoi personaggi, sembrano assolutamente incompresi, eroi solitari che cercano di lottare contro un destino ineluttabile, ma indeterminato nel tempo: una interminabile attesa d’un oscuro nemico. Così questi uomini, ricordano il tenente Giovanni Drogo, in perenne attesa nel deserto dei Tartari, che per nostra fortuna non sono mai arrivati.

Si è molto parlato di letteratura e cinema post-atomico, ma mai di romanzo pre-atomico: ecco la fantascienza apocalittica di de Turris è di questo tipo, è pre-atomica.  Ma le sue storie, inquietano anche per motivi altri, spesso più reconditi, più misteriosi, e quindi per dirla con Lovecraft, ancora più spaventevoli. Come accade in Viaggio di ritorno, in cui irrompe tra le strade fumose e l’aria umida d’autunno, un allucinato lembo fantastico che sa di morte. O all’interno d’un grande magazzino, dove un uomo comune, viene schiacciato da una folla di persone senz’anima e manichini viventi: oscura metafora d’un individualismo soffocato dalla massa.

Nel Giorno più bello, una fiaba nera con elementi gotici, in cui un evento lieto si trasforma in un incubo agghiacciante (sposa bagnata sposa…). O ancora in Sulla spiaggia, ovvero quando l’impossibile, si nasconde dietro l’angolo. Chiuderei questa carrellata con due racconti che, sembrano due omaggi ad altrettante opere celebri. Il Risveglio, è una storia in cui la criogenia (negli anni Sessanta non era poi così in voga), fa risvegliare in un remoto futuro, due crono-navigatori, in un mondo distrutto abitato da sub umani regrediti a livello scimmiesco: un bellissimo omaggio de La macchina del tempo di H.G. Wells. Infine, Polvere, un racconto apocalittico, che ricorda da vicino Il dialogo di Eiros e Charmion del 1839, dovuto alla penna di Edgar Allan Poe.

Oggi nel 2014 cosa rimane de Il silenzio dell’universo? A questa domanda si può dar risposta invitando alla lettura di questi racconti che a tanti anni dalla loro prima pubblicazione, sollecitano ancora interesse tanto da venir riproposti in nuova veste editoriale. Alcuni di essi, come abbiamo detto sono certamente più attuali oggi, che negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, epoca in cui erano certamente in largo anticipo. Forse per questo, ci appare molto moderna, la figura solitaria e romantica dell’astronauta, che dalla superficie di Miranda, desolata luna d’Urano, rimirando il vuoto cosmico, sembra sussurrarci: «Se fossimo soli nell’universo, sarebbe un vero spreco di spazio».

Autore: Massimiliano Gobbo
Fonte: Truefantasy.altervista.org